Buon 9 marzo a tutte
Ancora una volta è passato l’ottomarzo.
Il premio per il miglior discorso (and the winner is…) va a Giorgio Napolitano, grande presidente e grande uomo.
Ha parlato degli stupri, sottolineando che si tratta di delitti ignobili, qualunque sia la nazionalità di chi li commette. Altrimenti le donne vengono abusate due volte: dai loro violentatori e da chi ha interesse a diffondere la xenofobia. L’emergenza stupri è stata la nobile giustificazione per le ronde, un’ennesima misura di apparente buonsenso (che male c’è….), che ci fa scendere un ulteriore gradino verso l’autoritarismo. Che l’uso della forza sia un’esclusiva dello Stato è un pilastro della democrazia. Ma chi se lo ricorda?
Napolitano ha parlato del lavoro femminile, una delle vergogne del nostro paese. Solo il 47% delle donne italiane partecipa al mercato del lavoro, quando la media europea ha superato da un pezzo il 60%. Uno spreco enorme, che secondo Bankitalia costa al paese 16 miliardi di euro l’anno, l’equivalente di un punto di PIL.
Le donne italiane, nel terzo millennio, sono ancora costrette ad un drammatico aut aut: se non trovo un lavoro, non posso permettermi di fare un bambino, ma se devo curare i figli non posso permettermi di tenere il lavoro. Di questi temi non c’è traccia nell’agenda del governo: niente incentivi a chi assume le donne, niente per gli asili nido, niente per l’imprenditoria femminile, niente per l’assistenza ai non autosufficienti. Niente di niente.
In compenso, la Carfagna si fa filmare in Kossovo con tanto di tuta mimetica e dichiara che lo Stato deve “coccolare” le donne. Ma come parla? direbbe Nanni Moretti.
Per l’8 marzo veramente un atto concreto per le donne c’è stato: il piano per l’innalzamento dell’età pensionabile delle dipendenti pubbliche (il primo passo, poi tocca a quelle che lavorano nel privato). Nell’immediato sconvolge i piani di vita di decine di migliaia di persone (insegnanti, operatrici sanitarie, impiegate, ecc…) che sono nate negli anni ‘50, hanno studiato, hanno tirato su circa due figli a testa- che spesso vivono ancora in casa -, si sono barcamenate tra famiglia e lavoro per tutta la vita e adesso sognavano di dire addio al cartellino da timbrare per regalarsi un po’ di tempo libero, che so, un cinema con le amiche, quel corso di storia dell’arte o semplicemente qualche ora in palestra contro l’osteoporosi. Senza considerare che, se sono fortunate, queste ragazze degli anni ‘50 devono anche curare i genitori ottantenni.
Brunetta la chiama “equiparazione”, ma non si capisce dove siano l’equità e la parità. E poi, perchè la UE non apre una procedura di infrazione anche per gli altri divari? Ad esempio, lo squilibrio nel lavoro di cura, o la disparità salariale e di carriera? Perchè la parità comincia sempre dalla coda?
Insomma, l’ottomarzo è passato e, visti i risultati, mi viene in mente un augurio originale: Buon 9 marzo a tutte noi.
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