La Corte smentisce la legge 40: il limite dei 3 embrioni è incostituzionale

Finalmente una buona notizia, verrebbe da dire. Ma se ci pensiamo, è anche una brutta notizia. E’ la conferma che il Parlamento italiano approva leggi che vanno contro i principi su cui è fondata la democrazia. In questo caso il diritto alla salute, scusate se è poco.  Ed è la conferma che la magistratura è costretta ad esercitare una funzione di supplenza nei confronti della politica. Che non è un buon segno per chi crede alla separazione dei poteri.

L’approvazione della Legge 40 è stata una delle sconfitte più cocenti della mia vita politica. Già dal 2002, quando arrivò il testo alla Camera per la prima discussione, mi sono impegnata a far capire quanto fosse sbagliata. Riporto qui il mio intervento in aula sul limite di tre embrioni (art.13, comma 2 del testo).

“28 giugno 2002

Chiedo un momento di attenzione, perché vorrei che ci rendessimo conto di ciò che stiamo facendo.

I colleghi medici che sono numerosi in quest’aula sanno meglio di me che con questo comma rischiamo di vietare di fatto la fecondazione omologa e li sfido a smentirmi se ciò che sto per dire non è vero.

In una legge generalmente proibizionista, questo è il passaggio più proibizionista di tutti, perché renderà un calvario insopportabile per le coppie, ma soprattutto per le donne, il ricorso alle tecniche di procreazione omologa.

Il divieto della creazione di embrioni in numero superiore a tre costringerà i medici, per non incorrere in sanzioni, a non fecondare più di tre ovociti, per non rischiare l’esubero nel numero degli embrioni prodotti.

Ma i tecnici sanno che il tasso di fertilizzazione medio degli ovociti cambia da una coppia all’altra e comunque è in genere al di sotto dell’80%.

Di conseguenza se si fecondano tre ovociti si può ottenere una volta 3 embrioni, una volta 2 o 1 o addirittura nessuno.

Questo vuol dire che una donna, dopo una serie interminabile di esami diagnostici dolorosi che servono per indagare le cause della sterilità, dopo una serie di terapie altrettanto dolorose che servono per tentare di curarla prima che sia certificata, dopo una pesante terapia di induzione dell’ovulazione che prevede da 4 a 8 iniezioni di ormoni al giorno per 15 giorni, dopo un intervento chirurgico in anestesia parziale o totale per il prelievo degli ovociti……si può trovare senza neppure un embrione da trasferire e a dover ricominciare tutto da capo.

Inoltre con questo limite di tre embrioni la probabilità di successo diminuisce dal 25% al 15%: questo significa che, se adesso con 3 interventi si può sperare seriamente di avere una gravidanza, dopo ne serviranno 5 o 6. Ma poiché questa legge vieta la crioconservazione degli embrioni, ogni volta la sofferenza dovrà cominciare da capo.

Ma può anche esserci un danno alla salute se si ottengono 3 embrioni. In questo caso, infatti, il medico sarà costretto a impiantarli sempre e comunque tutti insieme, quale che sia l’età e la conformazione della paziente, con il rischio di causare gravidanze plurime che non si possono portare avanti senza gravi rischi per la salute di tutti i soggetti coinvolti.

Ma cosa ha fatto di male questa donna perché si debba trattare il suo corpo come una cavia? Davvero è così sbagliato desiderare la maternità?”

Mi ero documentata, avevo incontrato le esperte dei Centri di fecondazione assistita, avevo parlato con i medici e sopratutto con alcune donne che si erano sottoposte a questi trattamenti.

Ma avevo l’impressione di parlare una lingua straniera e incomprensibile ai più. Oltre a prendere la parola in Aula, sono intervenuta sui giornali (L’Unità, il Riformista, La Nazione) e in televisione. Fui invitata da Giuliano Ferrara ad Otto e Mezzo, per discuterne con Eugenia Roccella, che allora non era ancora in politica e che mi colpì per la sua fredda intransigenza ideologica. Poi, fui tra i promotori del Referendum e girai l’Italia per convincere gli elettori a partecipare al voto (da Conegliano Veneto a Siracusa, da Cagliari a Rieti,ecc…).

Una grande fatica, insieme a pochi altri (sopratutto a poche altre), con un risultato che mi ha fatto seriamente dubitare dell’utilità dell’impegno politico. Ma ero convinta che fosse una causa giusta, e lo sono tuttora.

Per questo, mi auguro che nessuno tocchi la sentenza della Corte.

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