Elezioni europee e liste del PD
Ad oggi, nulla è dato sapere sulla fisionomia delle liste del PDL, se non che saranno capitanate quasi tutte dal Sultano Berlusconi o da qualche suo dignitario di corte. La legge sancisce l’incompatibilità fra incarichi nazionali ed europei, dunque si tratta di una truffa agli elettori, che si troveranno rappresentati non dalle persone che hanno eletto, ma dalle controfigure che subentreranno fin dal primo giorno.
Per quanto riguarda la componente femminile, si sta svolgendo una attenta selezione fra veline e letteronze: se non va bene per l’Europa, può sempre essere utile per il Bagaglino. In questo contesto, mi sembra pienamente giustificato, e anche spiritoso, l’appello femminista della Mussolini: dateci i letteronzi!
Il PD ha approvato le sue liste votandole prima nelle Direzioni regionali e poi nella Direzione nazionale, candidando personalità che rappresentano un mix convincente fra esperienza politico-parlamentare, impegno nella società civile, rappresentanza territoriale. E sopratutto candidando persone che, una volta elette, si impegnano a rappresentare gli elettori per 5 anni.
E’ bene sottolineare la differenza abissale, nel metodo e nel merito, fra noi e PDL, prima di inoltrarci in altre riflessioni critiche e autocritiche.
Un’altra premessa va fatta sulla legge elettorale europea, che nel nostro paese prevede circoscrizioni vastissime e voto di preferenza. Il PD aveva cercato invano di modificarla, disegnando circoscrizioni più piccole e introducendo il divieto delle candidature plurime, ma l’unico correttivo apportato riguarda lo sbarramento al 4%, volto ad impedire una eccessiva frantumazione della rappresentanza.
In presenza di circoscrizioni così grandi, che comprendono decine di milioni di cittadini, il voto di preferenza dà solo l’illusione di una libera scelta per gli elettori: in realtà favorisce le candidature dei ricchi e famosi, che sono gli unici a poter superare la soglia per essere eletti, più di centomila preferenze.
Non c’è paese europeo in cui per farsi eleggere serva una simile caterva di voti: forse questo è uno dei motivi per cui l’Italia “rimborsa” i suoi parlamentari con stipendi molto superiori a quelli degli altri (anche se il governo Prodi li ha ridotti, ma forse qualcuno non se ne è accorto!).
Tutto ciò premesso - come si dice in burocratese -, veniamo alle liste del PD.
E’ evidente l’influsso dei condizionamenti di cui sopra: come spiegare, se non con la logica dei “famosi”, la scelta di un capolista come Davide Sassoli? Intendiamoci, lui mi piace abbastanza, non è certo Iva Zanicchi. Ma potrà resistere 5 anni nell’oscuro lavoro parlamentare e senza “andare in video”? E’ ancora fresca l’esperienza delle dimissioni degli altri volti televisivi che abbiamo mandato a Strasburgo, Santoro e Gruber.
C’è poi il “caso Cofferati”, che guida la lista PD per il nord-ovest. Tutta l’Italia si ricorda che poche settimane fa il nostro Sergio aveva fatto una dichiarazione impegnativa, per così dire “senza se e senza ma”: non posso più fare il sindaco di Bologna, perchè la mia famiglia vive a Genova e voglio essere un buon padre. Tripudio generale, era diventato una bandiera progressista del congedo di paternità. E poi, ce lo ritroviamo lanciato verso Strasburgo. Va bene che la coerenza è la virtù dei cretini, ma non vorrei che gli elettori fossero un po’ cretini.
Anche a Firenze il sindaco non manca di protagonismo. Negli ultimi mesi Leonardo Domenici si è legato con una catena ad un palo di una strada di Roma per protestare contro un quotidiano; ha dichiarato a un altro quotidiano che abbandonava per sempre la politica; se l’è presa con Renzi che si è candidato alle primarie; ha insultato il PD locale e la sua stessa maggioranza, arrivando a disertare le sedute del consiglio comunale; ha rifiutato platealmente la tessera del PD… Ora è candidato e spero tanto che l’aria di Bruxelles gli farà bene.
Non so in quale contesto sia maturato il ritiro della candidatura di Goffredo Bettini, che veniva data per scontata da mesi, e quindi non ne parlo. Invece, mi preme dire che trovo assurdo non candidare Umberto Ranieri nella circoscrizione sud. Se c’è uno che di Europa ci capisce, e tanto, è proprio Umberto, che è stato sottosegretario e presidente della commissione esteri della Camera. Di Europa ci capisce così tanto, che Franceschini lo ha chiamato a scrivere il programma del PD per l’Europa: dov’è la coerenza?
Mi dispiace anche che i giovani non abbiano trovato una adeguata rappresentanza nelle liste, se il PD ha un futuro non è quello delle correnti degli ex, ma è quello delle vere energie democratiche rappresentate dai giovani. Tuttavia, non vedo perchè debbano prendersela con Debora Serracchiani, che è uno dei volti più nuovi. Mi auguro che ci saranno tanti giovani nelle liste comunali e provinciali, dove si fanno esperienze straordinarie.
Quanto alle donne, nelle liste europee sono poco meno del 40%, che è la quota prevista dallo Statuto. E la capolista è solo una, Rita Borsellino. Non una vetta di cui essere particolarmente fieri, ma una base da cui partire. Ora l’importante è farle eleggere: sostenerle nella campagna elettorale, che sarà brevissima e durissima, garantire loro il supporto organizzativo e anche economico che serve, chiedere agli elettori del PD di esprimere almeno una preferenza per una donna, meglio se due.
Io farò così.
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