Politica e veline.
La notizia, che tutti i quotidiani riportano, è che alcune politiche di destra, e precisamente quelle della fondazione di Fini, FareFuturo, si sono stufate di veder candidare veline e letteronze e rivendicano competenza e merito.
A me sembra che abbiano ragione da vendere. Già qualche giorno fa, mi sono unita all’appello con cui Alessandra Mussolini, dimenticando i suoi trascorsi di aspirante attrice, ha rappresentato i “diritti” delle donne italiane: Dateci i letteronzi!
Adesso voglio fare un discorso più serio. Un discorso che non ha nulla di moralistico. Tanto più che io penso si debba ringraziare Berlusconi almeno per una cosa: ha contribuito a sconfiggere lo stereotipo secondo il quale, tranne poche eccezioni, le donne in politica dovevano essere bruttine per essere credibili.
Tuttavia non c’è dubbio, che, se sono vere le anticipazioni sulle liste del PDL, il premier questa volta ha esagerato, usando le candidature femminili per le europee come rampa di lancio per le sue amiche, tutte giovani e avvenenti, che non è riuscito a piazzare nella RAI di Saccà oppure al Bagaglino.
Tutti conoscono il debole del premier per le belle ragazze. Il suo è un chiodo fisso. Le considera un antidoto alla vecchiaia, come molti suoi coetanei, un elisir di lunga vita, meglio delle pillole di Scapagnini (o forse grazie a quelle). Loro evidentemente non disdegnano. Male che vada si ritrovano in televisione, oppure in Parlamento, che oggi è quasi la stessa cosa. Sempre di camere si tratta.
E’ l’Italia che si arrangia, che prende le scorciatoie, che si inchina ai potenti. L’Italia dei compromessi e delle raccomandazioni. Viva l’Italiaaaaaa. L’Italia di Berlusconiiiiiiii…….. Vabbè, lasciamo perdere. Ho detto che volevo fare un discorso serio. E non moralistico.
Nel “velinismo” della politica ci sono anche altri significati. C’è il simbolismo del corpo, che è entrato come non mai nella comunicazione politica. Se un leader settantenne con una cultura da Brambilla anni ‘50 può essere percepito da tanti italiani come il “nuovo”, è evidente che l’operazione di marketing è raffinata e sapiente. E, poichè il ringiovanimento del suo corpo alla lunga è destinato a trovare dei limiti oggettivi, entrano in gioco i corpi di queste giovani ragazze, che diventano un prolungamento del suo: si fanno fotografare vicine a lui, gli danno la mano, siedono sulle sue ginocchia. Altro che scatti rubati, sono manifesti elettorali.
Ma il significato più negativo riguarda la funzione assolutamente residuale e cosmetica delle candidature femminili. Intendiamoci, io non escludo che ci sia anche qualche velino maschio, che è stato promosso solo per la mascella volitiva e lo sguardo da seduttore. Ma per le donne ormai, almeno a destra, è diventata la regola. Per la serie: il cervello lo portiamo noi, voi portate il tacco 12. Se poi dimostrano di avere anche il cervello, tanto meglio. Ma senza esagerare.
Ma l’opposizione è immune da questi metodi? Certo non si può parlare di velinismo nel PD. Anche perchè i canoni estetici non sarebbero gli stessi: il faccino acqua e sapone della Madia sta al glamour patinato delle Carfagna girls come la green economy sta all’accordo sul nucleare.
Il punto è un altro e riguarda il principio di parità che è entrato a far parte, come norma fondativa, dello Statuto del PD: un partito nuovo di cui uomini e donne sono alla pari, 50 e 50. Così c’è scritto. Un enorme passo avanti, si disse, anche rispetto alle quote rosa. Il primo partito che vuol rappresentare tutta intera la società, senza recinti e riserve indiane. Così si disse. Ma fra il dire e il fare…..
In sintesi, mi sento di affermarei che le cose vanno piuttosto bene alla base del partito e piuttosto male al vertice. Basti ricordare che nella segreteria nazionale ci sono solo 2 donne su 9 componenti. E fra i responsabili di settore le donne sono 9 su 36.
C’è anche da dire che il vertice nazionale e anche i vertici regionali sono per lo più occupati da maschi che hanno fatto di tutto per svuotare di significato la norma paritaria, ispirandosi al principio della riduzione del danno o addirittura sfruttandola per scegliere persone fedelissime, talora prive di qualunque esperienza politica. Il concetto è: avete voluto le donne? le scegliamo noi.
Potrei portare molti esempi, dal nord al sud del paese, che dimostrano come i criteri che stanno alla base della selezione dei gruppi dirigenti per le donne non valgono e qualche volta si ritorcono contro di loro. In particolare, non vale il criterio della rappresentanza femminile. Piacciono di più le non femministe e le non laiche, quelle che non rompono le scatole, non si scaldano per i diritti, non competono. Piacciono di più quelle che non traggono la loro forza dalle donne, ma dagli uomini che le scelgono.
In compenso, vedo un grande fermento nei territori. Le iniziative sono affollate di donne e partono spesso da loro. Ci sono molte coordinatrici di circolo e parecchie candidate ai consigli comunali nelle città che vanno al voto. Questo mi fa sperare che le cose stiano cambiando, che verrà presto un tempo in cui le scelte le faranno le donne.
E avremo Raoul Bova al posto di Cofferati!
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