Le donne e il cavaliere

Dopo la recente puntata hard della Silvio story, pare che l’immagine del premier non sia stata minimamente scalfita e che al contrario i sondaggi -non si sa quanto attendibili - continuino a vederlo decisamente vincente, sopratutto fra le donne.

Una vicenda che vede accusato il premier niente meno che di pedofilia in qualunque altro paese democratico avrebbe provocato un impeachment, una crisi politica, o almeno una forte richiesta di chiarimento da parte dell’opinione pubblica.

Invece da noi gli elettori, forse manipolati da un sistema mediatico per lo più a libro paga, non verrebbero sfiorati dal dubbio.  In particolare le donne.

Ma come si fa a digerire un’immagine femminile tanto arretrata e volgare come quella che diffonde questo anziano play boy? Come si fa a riconoscersi, dopo un cammino di emancipazione tanto lungo e difficile, negli stereotipi di questo collezionista di giovani veline che venera l’immagine della madre e delle zie suore?  Di questo patetico narciso che giustifica lo stupro e non riesce a rispettare una donna neppure quando è commissaria europea o capo di Stato?

Che c’entrano le donne italiane con tutto questo?

E’ una domanda che mi assilla, mentre partecipo alle iniziative elettorali, mentre chiedo il voto alle donne e per le donne, mentre rifletto sul mio impegno politico, perfino mentre incontro le donne che conosco. Figure femminili cresciute nella stagione dei diritti, oppure ragazze giovani che si impegnano nello studio, o investono su sè stesse in una professione, donne magari piene di problemi, ma che non mettono in discussione la loro libertà, fierezza, autonomia. Donne moderne, che corrono tutto il giorno, ma sono piene di ironia e di spirito critico. E la sera hanno ancora voglia di aprire un libro.

Pensavo di conoscerle, ma magari mi sono sbagliata. Magari fanno l’insegnante o l’assistente sociale solo perchè non sono abbastanza belle per andare in televisione. Hanno studiato economia, ma non perdono una puntata del Grande fratello, hanno sposato un medico ma sognano un calciatore. Mettono da parte i soldi non per far studiare il figlio ma per rifarsi le tette. E se la bambina cresce bene fra qualche anno l’accompagnano a fare il book, così incontra un miliardario e lo chiama “papi”.

Non è possibile: le donne italiane non sono così. Almeno, non la maggioranza. Allora la domanda che ci dobbiamo fare è un’altra: cosa siamo capaci di contrapporre a questi stereotipi finto-moderni? Come rispondiamo alle aspettative femminili? Quali proposte concrete abbiamo da fare? E anche: che linguaggio usiamo?

Diciamo la verità: gli ultimi due anni di governo del centrosinistra dal punto di vista delle politiche femminili se ne sono andati in chiacchiere. Dico, non Dico, ecc….Adesso, le iniziative e le proposte certo non mancano, sul lavoro femminile, sul precariato, sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. E ci sono tante candidate, competenti e capaci, donne normali, in carne e ossa, che hanno voglia di prendere in mano il governo delle città. Dario Franceschini ha inviato una lettera personalizzata a tutte le cittadine al di sopra dei 60 anni, perchè gli esperti dicono che è il segmento più vulnerabile alla manipolazione televisiva di Berlusconi.

Eppure sento che non basta. Sento che nella sfida culturale e politica per strappare l’egemonia alla destra non abbiamo ancora messo a fuoco come merita la questione del rapporto con le donne italiane, che invece Berlusconi ha ben presente. Anche troppo.

 

 

 

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