Elezioni: domenica i ballottaggi
Lo sapevamo: il calice più amaro sarebbe stato quello delle amministrative. Era una partita a perdere, anche perchè si partiva da una geografia politica molto sbilanciata. Dal voto di 5 anni fa il centrosinistra era uscito premiato anche al di sopra della sua reale consistenza, vincendo nella stragrande maggioranza dei comuni e province italiane. Quante volte Piero Fassino, nelle riunioni dei DS, ci ha mostrato la cartina facendo l’elenco dei nostri successi, di cui era giustamente orgoglioso!
Adesso, l’arretramento era inevitabile. Certo, ma non in questa dimensione. E non con questi flussi. Che vanno compresi fino in fondo.
Quando l’elettorato del PD non va a votare o -peggio- vota Lega, vorrà pur dire qualche cosa? Se la volontà di punire noi supera il disgusto per l’ignobile telenovela messa in scena ogni giorno dal premier si dovrà chiederci perchè siamo così repulsivi?
I motivi non sono mai semplici: c’è la crisi, prima di tutto. La gente soffre, è preoccupata per il lavoro, per la vita quotidiana e se la prende con chi governa. Con il Sindaco, in primis, che è quello più vicino. Anche se è stato un bravo amministratore.
Poi c’è l’immigrazione, che in tempi di crisi fa crescere l’intolleranza. Il successo della Lega in Emilia Romagna e anche in Toscana è l’effetto della vera e propria “guerra fra poveri” che l’ideologia leghista coltiva sapientemente da anni. Prima non riusciva a penetrare nei territori a più alto tasso di anticorpi democratici. Oggi lo zoccolo duro non c’è più, la memoria storica è sempre più labile e il centrosinistra al governo delle città ha dato messaggi a dir poco schizofrenici.
Infine, c’è lo spostamento del voto verso Di Pietro, attribuibile al deficit identitario del PD non meno che al vento dell’antipolitica.
Insomma, di ragioni ce ne sono molte e se vogliamo che il PD abbia un futuro, bisogna ascoltarle con attenzione.
Domenica prossima ci sono ancora i ballottaggi, in città-simbolo per il centro-sinistra (Firenze, Bologna ) e in territori decisivi per i rapporti di forze (lprovince di Milano e Torino, Comune e provincia di Prato).
Alcuni dirigenti nazionali hanno aperto la bagarre sul congresso prima dei ballottaggi, pur sapendo quanto il nostro elettorato sia nauseato dagli scontri sui nomi. Evidentemente se ne fregano dei risultati e non sono ancora appagati dei disastri fatti finora.
Speriamo che gli elettori siano più intelligenti di loro. E sopratutto più generosi e affezionati al progetto del PD.
« Intervento precedente: Il coraggio delle donne in politica
Intervento successivo: Io sostengo Franceschini. E spiego perchè »


