Pesaro: “Aperto il cantiere per costruire in partito del riformismo�
PRATO. Poteva essere un inutile raduno, in cui l’unico motivo di interesse fosse la percentuale dei voti per D’Alema presidente. O poteva essere addirittura il preludio di una scissione, che scaturisse dalla constatazione di non poter tenere insieme ragioni sociali così divergenti. Insomma, alla vigilia del 2 Congresso dei Ds non erano mancati i pronostici negativi.
Invece non è andata così.
E’ accaduto un fatto nuovo della politica. Si è aperto sul serio un cantiere per costruire il grande partito del riformismo che finora è mancato in Italia e che è indispensabile per far crescere e far vincere l’Ulivo. Sappiamo quali saranno i costruttori: Giuliano Amato, Piero Fassino, Massimo D’Alema e tutto il gruppo dirigente che esce da questo Congresso, compresi i capi della minoranza interna a cui nessuno ha chiuso la porta e che anzi sono stati ripetutamente invitati a contribuire ad un’impresa che ha bisogno di tante intelligenze e di tante braccia.
Il riformismo è laicità , tolleranza, rispetto per le differenze; sarebbe assurdo essere riformisti nei contenuti e massimalisti nei rapporti interni. I materiali sono già in nostro possesso: non sono le fragili impalcature della telecrazia, ma i mattoni solidi, culturali e sociali, che vengono dalla storia della sinistra italiana, tutta la sinistra, dalla storia del movimento sindacale e dalla linfa dei grandi movimenti democratici. Sono storie ricche, importanti, talvolta intrecciate e talora divise, ma segnate dal medesimo corredo genetico. Abbiamo anche scelto il terreno, lo spazio geopolitico in cui si deve erigere il nuovo edificio: è l’Europa, quello spazio in cui tutti i partiti socialisti riformisti hanno realizzato concretamente i loro ideali, con un miracoloso equilibrio di sviluppo economico, libertà individuali e giustizia sociale.
Un modello che c’è sotto in Europa e che adesso i socialisti europei hanno il dovere di esportare nel mondo globalizzato. Questa nuova casa deve accogliere tutti i pezzi organizzati del riformismo, ma soprattutto quella opinione di sinistra che c’è nel paese e che è più larga dei partiti che esplicitamente la rappresentano; i giovani che sono tornati, finalmente, a volersi occupare delle ingiustizie del mondo; le donne e gli uomini che aspirano a valorizzare se stessi, ma anche a prendersi cura degli altri; quelli che preferiscono pensare con la loro testa anziché con quella di Emilio Fede o di Bruno Vespa; quelli che avevano previsto che Berlusconi avrebbe fatto soprattutto gli affari suoi e dei suoi amici e anche quelli che hanno creduto alle sue promesse, ma stanno cominciando ad aprire gli occhi.
A Pesaro ho pensato che si può tornare ad avere e dare speranza, senza sconfittismi, senza paura del nuovo. Sarà che cominciavo a sentirmi un po’ depressa, dopo cinque mesi di battaglia parlamentare in cui ho visto passare le scelte più spregiudicate e ho visto delinearsi un pericoloso disegno di disgregazione sociale. Sarà che i congressi rappresentano un benefico rito collettivo e, nonostante l’esperienza, si rimane sempre coinvolti emotivamente.
Ma giuro che se qualcuno mi avesse detto che un Congresso Ds avrebbe tributato una delle più generose ovazioni a una citazione di Pietro Nenni, lo avrei preso per un visionario. All’inizio ho pensato che solo Giuliano Amato poteva riuscirci.
Ma, riflettendoci meglio, credo invece che sia il risultato di un lavoro collettivo, di tanti, di tutti coloro che hanno deciso di investire nel processo culturale della sinistra. Perché è facile cambiare nome e simbolo, ma il cambiamento vero è faticoso e richiede un grande rispetto.
E alla fine, con questi pensieri in testa e sulle note di John Lennon, mi è sembrata bella la stanchezza di Fassino, in maniche di camicia, emozionato come non mai, che agitava la bandiera e abbracciava tutti. Conoscendolo, so che porterà a termine seriamente il lavoro. Con questo spirito di maggior fiducia e ottimismo anch’io riparto per Roma stamani. Non è stato davvero un congresso inutile.
Beatrice Magnolfi parlamentare Ds.
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