È diventato un labirinto quello delle carte ‘intelligenti’ da “Affari & Finanza�
Articolo di Laura Kiss, «Affari & Finanza».
In distribuzione contemporaneamente tessere digitali per sanità , identità , altri servizi.
Carta d’identità elettronica con foto digitale, chip e banda magnetica, carta nazionale dei servizi, tessera sanitaria europea. Tutti progetti che quando sono stati pensati avevano una loro indiscussa validità . Ma che cosa ci faremo con tutte queste carte ‘intelligenti’? E quante ne esistono rispetto a quelle annunciate? E perché non ne è stata prevista una sola per tutte le funzioni? Come farà la pubblica amministrazione, di solito in ritardo anche nel fronteggiare gli impegni ordinari, ad attrezzarsi per tempo, dove troverà questa montagna di euro (visti i tagli nell’ultima finanziaria), come si farà a tenere il passo con le scadenze di consegna previste per questi documenti?
Domande a cui è difficile dare una risposta. Della carta d’identità elettronica ad esempio, sta partendo solo in questi giorni la distribuzione a cura dei comuni, ma è prevista dal 2000 come documento d’identificazione. Grande come un bancomat, contiene la foto digitale, un chip e una banda magnetica, oltre ai dati anagrafici. Dovrebbe essere un documento di riconoscimento sia a vista sia per via elettronica, la chiave per accedere ai servizi della pubblica amministrazione che sempre di più verranno offerti via Internet. Ma grande è la difficoltà di mettere insieme questa carta di identità così completa. I comuni hanno voluto rilasciarla a vista, cioè nel giro di una mezz’ora dalla richiesta, come avviene per l’attuale carta d’identità . Ma per farlo occorrono attrezzature specifiche: una fotocamera digitale, i macchinari per mettere la foto sulla carta plastificata e già pronta con il chip (la carta viene preparata dal Poligrafico dello Stato, ma ben 13 sono le aziende che hanno vinto l’appalto per il processore) e un collegamento dedicato e velocissimo con il ministero dell’Interno, in particolare con l’Indice nazionale dell’anagrafe. Costo dell’attrezzatura: dai 25 ai 30 mila euro per punto di distribuzione. L’operazione tra appalti e convenzioni costa circa 1,2 miliardi di euro. Entro il 2006 dovrebbe arrivare a tutti i cittadini con più di 15 anni, ma per completare la distribuzione, se tutto andrà bene, ci vorranno almeno 5 anni. E ogni cittadino pagherà la sua parte di spesa, perché il nuovo documento ci costerà , se non vi saranno sorprese, intorno ai 25 euro.
Nel frattempo molti comuni hanno erogato un’altra carta, chiamata ‘dei servizi’, una sorta di carta d’identità elettronica di serie B. E’ costata anche questa diversi milioni di euro, unica differenza è che non c’è la fotografia digitale e quindi non può servire come documento di riconoscimento. Però contiene il chip e fa anche le funzioni di tessera sanitaria. Alcuni cittadini l’hanno già ricevuta, per esempio in Lombardia e in Veneto. Il motivo di questa sovrapposizione dicono al Ministero, è che siccome nessuno può avere un nuovo documento d’identità se prima non è scaduto il vecchio, i Comuni hanno pensato intanto di rilasciare queste carte dei servizi.
C’è poi, capitolo a parte, la tessera sanitaria. Entro il giugno 2006 dovrebbe essere distribuita a tutti gli italiani. Conterrà il codice fiscale e le indicazioni oggi riassunte nel modello E111, che in tutta l’Unione Europea dà diritto all’assistenza sanitaria. Era un documento cartaceo rilasciato dalle Asl quando si deve partire. Le Asl non lo rilasciano più perché in teoria c’è la tessera sanitaria, solo che non tutti l’hanno ricevuta. L’invio e la gestione delle informazioni che si ricaveranno grazie all’utilizzo della tessera sanitaria sono affidati alla Sogei, azienda che svolge per l’Agenzia delle entrate del ministero dell’Economia la funzione di banca dati fiscale, di operatore informatico. L’obiettivo con il quale è stata prevista è, fra l’altro, di riuscire a monitorare la spesa sanitaria. Ogni ricovero, ogni spesa in farmacia, ogni intervento dei cittadini, sia pure nel rispetto della privacy, finiranno nella banca dati Sogei. Con qualche lacuna però: provate a voler effettuare un cambio di domicilio, nel caso, non tanto remoto, che al vostro indirizzo di residenza dove la carta viene obbligatoriamente inviata, non abiti più nessuno. Impossibile, si rimane scoperti, senza tessera sanitaria. E nessuno può farci niente perché la procedura rigorosamente computerizzata, non prevede inserimenti di domicilio diverso da quello di residenza. «E’ una situazione paradossale», commenta Beatrice Magnolfi, responsabile Innovazione dei Ds. «Regna la Babele, con ingenti risorse sprecate per inseguire progetti alternativi fra loro. Il ministro degli Interni ha investito sulla carta d’identità elettronica, quello dell’innovazione ha investito 70 milioni di euro sulla carta nazionale dei servizi, il ministero della Salute distribuisce la tessera sanitaria. Nel ritardo generale, come se non bastasse, diversi comuni e regioni hanno realizzato le loro smart card. Il problema è che quasi nessuno ha realizzato i servizi online, in mancanza dei quali le varie carte sono soltanto inutili pezzi di plastica».
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