La via impervia del riformismo
Per il PD è un passaggio molto stretto. Mentre sono ancora sul terreno i detriti della sconfitta elettorale, che è stata durissima, il dopo-elezioni presenta un quadro a dir poco difficile.
L’eterno ritorno del Berlusconi- Caimano, l’ossessivo ripresentarsi della peggior caricatura del premier, ancora più aggressivo del solito e con venature boccaccesche, mina alle fondamenta una delle ragioni sociali per cui è nato il PD. Il radicarsi in Italia di un bipolarismo “mite”, fondato sulla non delegittimazione reciproca, è uno dei tratti distintivi della riforma della politica voluta dal PD.
Nell’atto di nascita del nuovo partito c’è un comma implicito: non useremo argomenti di indegnità morale contro l’avversario. Non ci faremo tentare in alcun modo dall’uso dell’arma giudiziaria nello scontro politico. Combatteremo con gli strumenti della politica, cercando ogni giorno di essere più capaci, più affidabili, più competenti. E non rifiutando il dialogo in maniera pregiudiziale, perchè il dialogo, aperto e trasparente, è il contrario esatto dell’”inciucio”.
Dopo 15 anni di scontri e di politica gridata, questo è l’interesse del paese, che viene prima dell’interesse elettorale immediato.
Ma Berlusconi piccona ogni giorno questo modello. Drogato dal successo elettorale e dai sondaggi in crescita, vuol risolvere alla radice i suoi problemi giudiziari e liberarsi dalle intercettazioni che svelano il sudicio mercato politico-sessual-televisivo di cui è protagonista. Tanto più impaziente quanto più si sente messo in discussione, con l’aiuto dei fedelissimi piega le istituzioni al suo interesse personale, provocando sgomento in tutti quelli che credono nell’opposizione costruttiva e fondata sul rispetto reciproco.
Per l’ Italia dei valori lo spazio è assicurato: alla pretesa di impunità è facile rispondere col giustizialismo, che è connaturato con la figura di Di Pietro. Mentre scrivo non so ancora quanti risponderanno al suo appello girotondino, ma so che a buona parte degli elettori del PD può sembrare difficile resistere a un messaggio tanto semplice e schematico.
Di fronte a tutto questo, quali possibilità di reazione ci sono per il PD?
Ha fatto bene Veltroni a non accodarsi al riflesso condizionato del richiamo alla piazza. La via del riformismo è sempre impervia. Ma per essere credibili -e raccoglierne i frutti- bisogna percorrerla fino in fondo.
Questo non vuol dire che non si debba mettere in campo tutta la forza di cui disponiamo - in parlamento e fuori- per denunciare all’opinione pubblica il tradimento delle promesse elettorali.
- I rifiuti sono sempre per le strade di Napoli, anche se i TG non li inquadrano più.
- L’Alitalia si è inghiottita 300 miliardi di euro e la famosa cordata si è persa nelle nebbie della val Padana.
- La Finanziaria, approvata per decreto e senza discussione parlamentare, contiene tagli pesantissimi ai Comuni, alla scuola e alla sanità.
- Una volta prese le impronte ai bambini rom, forse la sicurezza non è più un problema, dato che il governo taglia 800 milioni di euro alle forze dell’ordine.
- La benzina è alle stelle e il Governo, mentre parla della Robin Hood tax, guadagna sui rialzi, dato che continua a percepire le accise.
- L’inflazione ha superato il massimo storico, solo Tremonti la vede all’ 1,7%, tanto per farla pagare ai lavoratori dipendenti.
- Le tasse non verranno minimamente abbassate fino al 2013. Quanto all’ICI sulla prima casa, il 40% dei cittadini già non la pagava l’anno scorso. E poi non è per nulla chiaro come faranno i comuni a tappare il buco nei loro bilanci.
- Non c’è traccia di riforme federaliste nè elettorali nell’azione di governo.
A guardar bene, le uniche buone notizie vengono dal un altro governo, quello che Mastella ha licenziato:
- ai pensionati minimi sono arrivati a fine giugno 390 euro una tantum
- alle imprese sono diminuite l’Ires e l’Irap
- le entrate fiscali sono cresciute, almeno fino al prossimo condono di Tremonti.
Bisogna denunciare a voce alta e senza sconti il tradimento delle promesse elettorali, che è reso ancora più grottesco dal capovolgimento dell’agenda politica.
La priorità di Berlusconi sono ancora una volta i fatti suoi. Il lodo Alfano non c’è in nessun paese democratico, se non per i re e le regine. E questo vorrà pur dire qualcosa. Le avance sessuali del cavaliere non dovrebbero interessare a nessuno, se non a sua moglie (viva la privacy). Se non fosse che riguardano il servizio pubblico radiotelevisivo e la composizione del consiglio dei ministri. E anche questo vorrà pur dire qualcosa.
Ma l’opposizione davvero scomoda non è quella che si limita a denunciare l’indegnità del cavaliere, consentendogli di continuare la commedia del perseguitato.
L’opposizione più insidiosa è quella che sa mettere in luce il vuoto dell’azione di governo, la delusione delle aspettative, le difficoltà della vita quotidiana. E’ quella che sa aprire contraddizioni nella maggioranza e non la compatta nella difesa del capo. Per tre mesi la destra ha fatto solo annunci roboanti. Se non seguono i fatti, tocca a noi denunciarlo giorno per giorno, in modo che tutti lo capiscano. E non solo nelle aule parlamentari.
Facendo iniziativa sul territorio, tenendo vicini il più possibile gli elettori e i militanti, comunicando con grande chiarezza e possibilmente senza contraddirsi l’un l’altro. Avanzando proposte alternative.
E’ una linea difficile, ma è l’unica possibile per il PD.
Ciò che serve è un partito che funzioni, dove non prevalga nè la depressione nè la conflittualità, dove nessuno disperda le energie in troppi rivoli. Perchè, come ha detto Bersani, se non c’è il fiume sono inutili gli affluenti.
Ci sono 12 milioni di persone che hanno votato PD. Tutti lo hanno fatto per la prima volta, dunque non sono “zoccolo duro”, ma vanno considerati voti in prestito. 12 milioni di voti in prestito. A tutti costoro bisogna pensare prima di tutto, per non deluderli, per dargli la possibilità di sperare.
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